Il periodo difficile di quarantena ha imposto il divieto a tutte le persone fisiche di effettuare spostamenti con mezzi di trasporto pubblici e privati, salvo che per comprovate esigenze lavorative e per motivi di salute e assoluta urgenza. Di conseguenza, le aziende italiane di trasporto pubblico hanno adeguato il loro esercizio riducendo il numero delle corse o trasformando alcune corse in servizi a chiamata, attivando viaggi e percorsi esclusivamente su richiesta dell’utenza.

L’esperienza della provincia di Wuhan (Cina) fa ben ipotizzare nel passaggio dal 4 maggio alla FASE 2, un intervallo temporale di transizione tra la quarantena e il ritorno graduale alle abitudini quotidiane, caratterizzato da un crescente incremento percentuale dei passeggeri in un orizzonte temporale particolarmente ridotto. La fase di ripresa sarà caratterizzata dal mantenimento del distanziamento sociale, in modo tale da evitare assembramenti e tutelare la salute dei cittadini.

Da qui sorge una domanda: come sarà caratterizzata la mobilità durante la fase 2?

SMART WORKING

Lo smart working (in italiano “lavoro intelligente” o “telelavoro”) è un modello adottato negli ultimi anni dalle aziende che sposano i principi di personalizzazione, flessibilità e virtualità. Nato per svincolare i lavoratori da un’organizzazione statica della giornata e da spostamenti fisici, è stato una delle soluzioni cardine durante la fase 1 della quarantena, permettendo il proseguimento del lavoro a chi già lavorava da casa e alle aziende che hanno, quasi obbligatoriamente, deciso di conformarsi. Lo smart working è risultato quindi una buona misura di contrasto e contenimento del COVID-19 e, come rilevato dall’indagine Infojobs Smart Working 2020, il 72% delle aziende ha messo a disposizione in tempi brevi gli strumenti necessari per aderire al lavoro in smart working.

Durante la fase di ripresa, lo smart working non verrà abbandonato: esso infatti rappresenta il primo strumento in grado di limitare al minimo il numero di persone che devono spostarsi per motivi lavorativi, lasciando maggiore spazio a coloro che obbligatoriamente dovranno recarsi alla sede di lavoro e che non dispongono dell’opportunità del telelavoro.

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LAVORO FLESSIBILE

In generale, il lavoro flessibile permette una maggiore elasticità nella scelta dell’orario di lavoro e dei giorni in cui recarsi presso la sede di lavoro, attenuando i problemi legati al pendolarismo e migliorando il benessere quotidiano delle persone grazie ad una maggiore libertà sul proprio tempo libero.

Il lavoro flessibile sarebbe quindi la seconda misura rivolta ad evitare gli assembramenti durante la fase 2, lasciando libertà alle amministrazioni pubbliche, alle aziende e ai lavoratori sulla scelta degli orari di ingresso e uscita da lavoro, con il fine di scaglionare e distribuire gli spostamenti necessari durante la giornata per evitare alti livelli di congestione e affollamento, soprattutto durante le ore di punta.

Come regolamentato dall’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2011 n. 165, è possibile fare ricorso al lavoro flessibile per le pubbliche amministrazioni in casi temporanei ed eccezionali. Inoltre, nel settore privato, è uno strumento che sta acquistando maggiore diffusione. 

LA MOBILITÀ ATTIVA E LA MICROMOBILITA’ ELETTRICA

A termine della fase di lockdown, si prevede una riduzione della domanda del trasporto pubblico dovuta alla residua “paura del contagio”. Le persone sceglieranno pertanto di muoversi individualmente, probabilmente preferendo i veicoli privati,  e restaurando alti livelli di congestione e inquinamento.

L’incentivazione della mobilità attiva (piedi, bici) e della micro mobilità elettrica (monopattini) può fare la differenza, soprattutto per gli spostamenti caratterizzati da distanze ridotte: l’uso della micromobilità è in grado di migliorare i livelli di congestione e di inquinamento, ridurre l’affollamento nel trasporto pubblico e restituire il benessere psicofisico alle persone. Gli individui potrebbero essere più invogliati a compiere uno spostamento pedonale e ciclabile con distanze più lunghe per assicurarsi una sicurezza sanitaria migliore e per svolgere attività fisica. Per gli utenti che vogliono adottare la mobilità attiva e la micromobilità per i propri spostamenti quotidiani, è quindi essenziale mantenere le zone a traffico limitato e potenziare i sistemi delle corsie preferenziali, garantendo un diritto alla mobilità in sicurezza.

LE AZIENDE NCC e TAXI

A Milano, le prime aziende private prevedono l’organizzazione degli spostamenti casa-lavoro dei propri dipendenti individuando alternative ai mezzi individuali. Le società di trasporto private potranno organizzare servizi navetta riservati ai dipendenti per questi spostamenti, sia in andata sia al ritorno, nel pieno rispetto della regola del distanziamento a bordo dei veicoli. Il grado di affollamento a bordo sarà programmato e pertanto noto addirittura prima della partenza del veicolo.

Inoltre, sarà possibile fruire dei servizi di taxi seguendo le seguenti regole: un numero massimo di passeggeri pari a due per ogni vettura dotati di dispositivi di protezione individuale (guanti e mascherina) e obbligo di stazionamento nei sedili posteriori, evitando pertanto l’affiancamento all’autista.

IL TRASPORTO PUBBLICO

Il trasporto pubblico, contrariamente al trasporto individuale, ha subito fortissime limitazioni durante la fase di lockdown. La ministra delle infrastrutture e dei trasporti Paola de Micheli annuncia che il distanziamento sociale avrà delle chiare conseguenze sulla mobilità condivisa. La capacità di ogni veicolo verrà ridotta, si stima della metà o addirittura di un terzo per i servizi metro, con l’obbligatorietà di indossare a bordo dei mezzi i dispositivi di protezione individuale e non permettendo la stazionarietà in piedi a bordo del veicolo. La riduzione della capacità di ogni veicolo sarà pertanto accompagnata da un potenziamento delle linee attraverso un aumento delle frequenze, in modo tale da evitare code o assembramenti nei punti di raccolta prossimi alle fermate.

L’azienda di trasporto Milanese (ATM) ipotizza inoltre la limitazione degli ingressi alle metropolitane: la centrale regolamenterà pertanto il blocco dei tornelli di ingresso per ridurre lo stazionamento delle persone in attesa nella banchina. Una volta saliti a bordo, i tornelli verranno sbloccati per far accedere gli altri passeggeri in attesa.

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LE TECNOLOGIE A SUPPORTO DEL TRASPORTO PUBBLICO

È chiaro come i servizi di trasporto pubblico risentiranno maggiormente delle limitazioni imposte. A tale proposito, è necessario rivoluzionare l’utilizzo del trasporto pubblico regolamentando gli ingressi a bordo dei veicoli per limitare l’affollamento del mezzo e delle fermate. Le aziende di trasporto pubblico dovranno adattare i loro sistemi e potrebbero convertire in parte o totalmente i propri servizi in servizi a chiamata. 

Gli utenti potranno quindi in grado di prenotare il posto a sedere, verificando la capacità residua dei mezzi. Contemporaneamente, tramite un pannello di controllo, le aziende  potranno monitorare in tempo reale l’affollamento dei mezzi, incrementare le frequenze ed ottimizzare il servizio, evitando corse a vuoto e affollamenti eccessivi.

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