Una modalità di trasporto flessibile

Il servizio di trasporto a chiamata è una modalità di trasporto che prevede l’attivazione mediante prenotazione, per cui si saprà in anticipo quanti passeggeri saranno presenti a bordo e dove vorranno andare. A seconda delle prenotazioni effettuate inoltre, il viaggio potrebbe essere programmato in modo tale da effettuare il percorso più breve e venire incontro il più possibile alle esigenze dei passeggeri. 

I servizi di trasporto a chiamata solitamente operano con veicoli di capacità inferiore rispetto al trasporto pubblico tradizionale, garantendo una maggiore flessibilità ed efficacia nell’organizzazione dei percorsi e degli orari di passaggio. 

I servizi di trasporto a chiamata sono spesso impiegati per alimentare il trasporto pubblico in aree a bassa domanda di passeggeri, in cui un servizio regolare di autobus non è considerato economicamente remunerativo. Esempi di aree a domanda debole sono tipicamente aree rurali e periurbane. Inoltre, può essere utilizzato per fornire servizi per particolari categorie di utenti (ad esempio persone con disabilità). 

Impatto del Covid-19 sul trasporto pubblico

L’emergenza Covid-19 ha avuto un forte impatto sulla mobilità dei cittadini italiani in questi ultimi due mesi. Il report Google dell’11 aprile riporta un calo del 78% dalla media delle presenze di persone nelle stazioni dei mezzi pubblici, che si è parzialmente ripristinato (-45% dal report del 25 maggio) man mano che le restrizioni sono state allentate.

La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha dichiarato che è necessario pensare a una riorganizzazione del classico modello del trasporto pubblico, che consenta di scaglionare gli ingressi a scuola e alle sedi di lavoro col fine di ridurre i picchi di congestione nelle ore di punta. Inoltre, è necessario controllare e contingentare il numero dei passeggeri a bordo di ciascun veicolo per evitare assembramenti.

In questo momento, a causa delle restrizioni della mobilità per limitare la diffusione del virus Covid-19, tutta l’Italia ha subito un forte calo dell’utilizzo dei mezzi pubblici. La probabilità che buona parte degli italiani riprendano ad usare i veicoli privati a discapito dei mezzi pubblici è elevata, come già accaduto in Cina: l’uso dell’auto privata in Cina è passato dal 34% prima dell’emergenza al 66% dopo, allo stesso tempo l’uso degli autobus è crollato dal 56% al 24%.

E’ necessario quindi impegnarsi per dare un futuro al trasporto pubblico e garantire il diritto alla mobilità a tutti, evitando di spingere ancora più ai margini della società chi non ha il privilegio di un veicolo privato, o chi fa la scelta di non volerlo acquistare. 

Sotto questo punto di vista anche il governo ha inserito nel Decreto Rilancio nuove “Misure per supportare la mobilità sostenibile” (art. 229): in particolare è incentivato con “buoni mobilità” l’acquisto di biciclette (anche a pedalata assistita), monopattini elettrici e servizi di mobilità condivisa a uso individuale.

La soluzione proposta dall’ASSTRA

ASSTRA (Associazione Trasporti) suggerisce alcune linee guida per gestire la situazione a bordo di mezzi pubblici. Uno degli obiettivi principali di queste indicazioni è quello di ridurre il numero di passeggeri o distribuirlo nell’arco della giornata, evitando l’accumulo nelle ore di punta. 

Per ASSTRA, imporre il distanziamento tra i passeggeri, senza ridurne il numero, non è sostenibile per le aziende di trasporto, perché queste non possono garantire nell’immediato frequenze maggiori: sarebbero necessari più veicoli e personale per gestire la stessa entità della domanda e, contemporaneamente, rispettare le normative per arginare la diffusione di Covid-19.

Un modo efficace per tenere sotto controllo il numero dei passeggeri potrebbe essere, almeno in una fase iniziale, fornire nuovi servizi gestiti dagli stessi operatori del trasporto pubblico. In particolare, per quanto riguarda i servizi a chiamata, la necessità della prenotazione del viaggio permetterebbe un’organizzazione del servizio in grado di soddisfare al meglio le necessità degli utenti.

L’intera nazione diventa area a domanda debole

Durante la Fase 2 è molto probabile che i mezzi pubblici verranno utilizzati quasi prevalentemente per motivazioni legate al lavoro e a situazioni di necessità, per cui il numero dei passeggeri risulta ancora inferiore rispetto alle medie degli ultimi anni. La riduzione del numero di passeggeri porta all’acquisto di una quantità inferiore di abbonamenti e, di conseguenza, provoca grandi perdite per i gestori del servizio. 

Per questo motivo, le linee maggiormente frequentate prima della pandemia potrebbero essere depotenziate fino ad avere frequenze simili a quelle delle aree rurali prima dell’emergenza Covid-19. A questo punto potrebbe essere conveniente affiancare il trasporto pubblico a servizi a domanda, come spesso accade nelle aree a domanda debole.

In Italia, ormai si possono contare numerosi esempi di trasporto pubblico urbano che viene supportato o sostituito da servizi a chiamata: Genova, Padova, Caserta, Trento e tante altre. Moovit, la famosa applicazione per smartphone per pianificare tragitti cittadini, si è mobilitata in questo senso per consentire “a ciascun utente di prenotare la propria corsa ed essere sempre informato in tempo reale sull’arrivo e sull’affollamento del mezzo”.

Sostituire i servizi di trasporto di linea con servizi a chiamata potrebbe essere una soluzione temporanea, utile a gestire le ridotte richieste previste durante la Fase 2. Tuttavia, questa soluzione potrebbe non essere più adatta al termine dell’emergenza: con grandi numeri di domanda è decisamente più conveniente fornire un servizio di trasporto pubblico tradizionale. Una volta tornati alla normalità, si potrebbe continuare a erogare servizi su richiesta per situazioni particolari, come ad esempio eventi o fasce notturne, durante le quali potrebbero esserci picchi di richieste anomali.

Cosa può fare ciascun cittadino per dare il proprio contributo?

Durante questa emergenza il contributo di ogni singolo cittadino è importante: cambiare le proprie abitudini per ridurre al minimo i propri spostamenti è uno sforzo impegnativo, ma sta dando i suoi frutti, riducendo notevolmente l’incremento dei contagi.

Durante la Fase 2 tanti lavoratori hanno potuto riprendere le proprie attività e i cittadini hanno riacquistato maggiore libertà nei loro spostamenti. In questa fase quindi è possibile che molte persone riprendano a spostarsi con i mezzi pubblici, per cui il governo ha fornito diverse indicazioni per i trasporti, tra cui l’obbligo delle mascherine a bordo e la riduzione del numero di posti disponibili.

E se le aziende chiedessero un piccolo sforzo in più per fornire un servizio migliore?

Nel caso ipotetico in cui un servizio di trasporto pubblico si convertisse in un servizio a chiamata, sarà necessario per tutti i passeggeri prenotare in anticipo. Questo sforzo è però compensato dalla sicurezza di trovare sempre posto a bordo e dal viaggiare con condizioni di maggiore sicurezza.

La normativa vigente però potrebbe impedire questa trasformazione, per cui le aziende potrebbero chiedere su base volontaria agli utenti di segnalare la propria volontà di spostarsi e varie informazioni sul viaggio. In questo caso l’informazione sull’occupazione dei veicoli sarebbe sicuramente incompleta perché non si può costringere ciascun passeggero ad utilizzare sistemi di bigliettazione elettronica e in aggiunta indicare per ogni suo viaggio origine, destinazione dello spostamento e orario di partenza.

Una soluzione meno onerosa potrebbe essere quella di monitorare, tramite le tecnologie bluetooth e wi-fi incorporate in tutti gli smartphone, il numero dei passeggeri a bordo di ciascun veicolo e in ciascuna fermata in tempo reale. Anche in questo caso, nonostante le interazioni siano automatiche, è necessario informare e richiedere l’autorizzazione dell’utente per il tracciamento, anche se i dati sono raccolti in modo anonimo.

PoolBus: il nostro prototipo per i servizi a chiamata

Il nostro progetto è nato per indagare sulla mobilità sostenibile in Sardegna e trovare nuove soluzioni di trasporto da far implementare alle aziende locali. Il nostro team sta lavorando su un prototipo di servizi a chiamata destinato alle aree a domanda debole della Sardegna chiamato PoolBus. 

La sua architettura prevede un’applicazione mobile per gli utenti, una per gli autisti e una piattaforma web per la sala di controllo delle aziende di trasporto pubblico. Tramite l’apposita applicazione, un utente può prenotare un viaggio multimodale indicando l’origine e la destinazione del suo spostamento, il numero di passeggeri e un orario di riferimento. Tra le modalità di trasporto sono disponibili, oltre al trasporto pubblico (bus, treni e metro), anche servizi di carpooling (tramite Clacsoon) e dei servizi di navetta a chiamata. 

Questo tipo di applicazioni potrebbe essere molto utile per supportare il trasporto pubblico nella situazione attuale, tuttavia le nostre sperimentazioni, inizialmente previste ad aprile 2020 hanno subito, a causa della pandemia, un arresto. Il sistema sarà quindi testato solo in modo virtuale, evitando la sperimentazione fisica e reale con utenti tester selezionati. Ci auguriamo di poter iniziare al più presto dei test in condizioni di sicurezza per fornire un nuovo strumento utile a migliorare la mobilità sostenibile nella nostra isola.